Coronavirus in carcere dopo il primo contagiato la rivolta è nell'aria
Dopo la scoperta di un contagiato in carcere sono partiti i primi segni di insofferenza nelle carceri e tra i familiari dei detenuti.
Da domenica sia nelle grandi carceri che in quelle di media o bassa sicurezza, si sono registrate proteste, i tumulti non sono scoppiati contemporaneamente, ma in rapida successioni gli uni dagli altri.
I detenuti hanno cominciato con la «battitura» delle sbarre, nell’istituto penitenziario di Napoli Secondigliano.
Poche ore dopo, a Santa Maria Capua Vetere, si è diffusa la notizia di un detenuto risultato affetto da coronavirus trasferito, il giorno precedente, al Cotugno di Napoli, poche ore dopo, era ormai sera, i detenuti dei reparti Nilo e Tevere, hanno iniziato una protesta che ha poi coinvolto altri reparti fino a mezzanotte e mezza, poi una seconda rivolta. Sempre domenica sera, episodi di battitura alle inferriate si sono registrate anche nel carcere avellinese di Ariano Irpino, istituto collocato, peraltro, in una delle «zone rosse» decretate dalla Regione Campania nell’ambito dei provvedimenti emessi per contenere la pandemia da covid-19
Nelle stesse ore, anche gli ospiti della casa di reclusione di Aversa inscenavano la loro protesta calamitando in zona un considerevole spiegamento di forze dell’ordine chiamate a prevenire eventuali tentativi di fuga da un carcere che certo non spicca per inespugnabilità. Mentre tutto ciò accade, c’è chi procede su un altro binario. E sono i detenuti del reparto Volturno di Santa Maria Capua Vetere si sono resi protagonisti di una lodevole gesto di beneficenza. Dopo la lettera in cui, la settimana scorsa, ringraziavano tutti gli operatori sanitari che stanno lottando in prima linea contro la pandemia, hanno infatti raccolto 2500 euro che hanno devoluto alla Protezione civile. Un gesto di grande umanitàin un momento in cui, al netto delle speculazioni, la popolazione carceraria vive una fase di grande difficoltà e paura.

Commenti