Maggio 1995 IL CARCERE A CINQUE STELLE
IL CARCERE A CINQUE STELLE
SALERNO - Cocaina e champagne, telefonini cellulari e serate a luci rosse. Dalle loro celle i camorristi ordinavano e le guardie obbedivano. Il duty free della galera funzionava ventiquattr' ore su ventiquattro. Un carcere, quello di Fuorni, frazione di Salerno, trasformato grazie alla complicità degli agenti di custodia, in lussuoso hotel per i vertici della camorra salernitana e campana, gli uomini di Carmine Alfieri, e del suo braccio destro Pasquale Galasso. Un luogo dove gli anni da scontare passavano veloci, fra gigantesche abbuffate e addirittura festival canori. Nelle 186 pagine dell' ordinanza firmata dai giudici della Dda di Salerno ed eseguita dalla Dia, uno spaccato dello strapotere della camorra nel decennio ' 80-' 90 all' interno del penitenziario. Quattordici tra ufficiali e sottufficiali sono finiti nelle carceri militari di Santa Maria Capua Vetere e Forte Boccea per associazione camorristica, corruzione, spaccio di droga, abuso di ufficio: tra loro, l' attuale comandante delle guardie di Fuorni, Tommaso Antonio Paolella, 45 anni, e il suo predecessore Salvatore Mecca, 56 anni, da poco trasferito nella casa di rieducazione minorile di Eboli. E' un coro di pentiti ad accusarli, primo fra tutti il superpentito Pasquale Galasso. Gli altri arrestati sono gli appuntati Michele Grimaldi, Salvatore Ladaga, Antonio Staiano, Antonio Azzato, il maresciallo Antonio Impemba, i sottufficiali Girolamo Apicella, Francesco Sirica, Franco Panico, Domenico Vitale, Gerardo Pastore, gli assistenti capo Angelo Alessandro D' Angelo ed Ernesto Picarone in congedo da qualche mese. A Foligno, dov' era in soggiorno obbligato, è stato fermato il narcotrafficante Carmine Aquino. Altri quattro provvedimenti saranno notificati a camorristi già in carcere. Secondo l' ordinanza dei giudici, l' appuntato Grimaldi, soprannominato dagli ospiti del carcere Pierino ' a cascetta, era "organicamente affiliato al clan camorristico di Nuova Famiglia". Le cosche gli davano uno stipendio di quattro milioni al mese per "assistere" i detenuti. E per esaudire ogni loro desiderio: dal telefonino cellulare, ai coltelli, Grimaldi e gli altri non dicevano mai di no. Arrivarono a organizzare spogliarelli di prostitute davanti alla finestra della cella di Galasso. I detenuti si sdebitavano con regali di ogni genere. Rolex Daytona, gioielli, Fiat 131, villette per le vacanze estive a Scalea e ad Ascea, persino un cane San Bernardo. Altri sono stati ripagati con interi arredamenti per la casa o prestiti a tasso zero: Grimaldi chiese e ottenne 30 milioni da un detenuto che gli fece firmare delle cambiali, senza mai restituirli. La moglie del sottufficiale fu assunta in un' industria conserviera su raccomandazione del boss Angelo Visciano. La ditta era la stessa che provvedeva a spedire nel carcere di Fuorni gli extra richiesti dai detenuti: caviale, champagne, salmone affumicato. Ogni sera un banchetto, al terzo piano, dov' era la cella di Galasso, e manifestazioni canore alle quali partecipavano tutti i carcerati, tra gli applausi delle guardie. Vita facile, quella dei boss rinchiusi a Fuorni grazie anche alla cocaina che entrava nel carcere a chili. Due detenuti arrivarono a riceverne da una guardia dosi per 20 milioni in una sola volta. I capi-camorra ne tenevano una parte per loro, il resto lo concedevano ai tossicodipendenti e a chi accettava di stare alle loro regole: un modo per tenere in pugno tutta la popolazione carceraria. E ad ogni partita di droga, gli agenti riscuotevano "mance" da un milione e mezzo. I detenuti erano liberi di circolare per il carcere, comunicavano con l' esterno. Pasquale Galasso ottenne un telefonino per parlare con l' amante. Ciò che accadeva dietro le sbarre non superava mai i portoni del penitenziario. Il 27 gennaio del ' 91 il detenuto Marco Cesa fu pestato a sangue da un gruppo di compagni: le guardie avevano visto tutto, ma alla direzione arrivò un rapporto falso e senza i nomi dei colpevoli.
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